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7. veljača 2012.     
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Lo sviluppo culturale della città

Del valore culturale di Kutina testimonia in un modo particolare la chiesa di Santa Maria della Neve risalente al 1767 conservata discretamente ma anche ben rinnovata. La chiesa è stata costruita grazie al conte K. Erdody e a sua moglie nata Kohary. È uno degli edifici barocchi più belli in Croazia. È circondata dal cimitero, mentre la parte interna è piena di stucchi, statue e dipinti, con l'altare centrale in posizione dominante. Un valore speciale hanno gli affreschi che sono stati completati da Ivan Goerner nel 1779.

Il Museo della Moslavina a Kutina è stato fondato nel 1960 come un istituto museale regionale delle comunità della Moslavina Čazma, Garešnica, Ivanić-Grad e Kutina. È situato nell’ex castello estivo d’Erdody costruito nel Settecento e modificato nell’Ottocento.

Il Museo della Moslavina colleziona e custodisce oggetti dal passato lontano e recente della Moslavina. Nel museo ci sono un archivio storico e collezioni archeologiche ed etnografiche. Nel 1971 inizia con l'attività la galleria che organizza esibizioni di dipinti e sculture.

L'università popolare di Kutina opera come un’istituzione di cultura ed istruzione dal 1952 e coltiva la cultura musicale, scenica e cinematografica. Nell'ambito della cultura musicale e scenica vengono organizzate visite ai concerti ed agli spettacoli teatrali a Zagabria ma anche recite dei gruppi teatrali nel Centro culturale di Kutina. La cultura musicale tra i giovani si sviluppa con successo tramite la scuola di musica “Boris Papandopulo“.

  

 
USANZE POPOLARI
La regione della Moslavina è ricca d’usanze che riguardano i vigneti e kleti*. Questi posti sono centri pratici e simbolici della vita lavorativa, sociale e cerimoniale della gente di questo paese. La vita sociale nei kleti* rappresenta una parte importante della cultura della tradizione e dell'età moderna di recarsi in campagna per il weekend. Gli abitanti della Moslavina li esprimono mediante i testi dei brindisi, le iscrizioni sulle stoviglie tradizionali, come anche mediante il comportamento cerimoniale in diverse occasioni della vita.

Numerosi abitanti della Moslavina preparano il vino, lo offrono quotidianamente ed in occasioni speciali. Ogni lavoro finisce con un’abbondante bevuta. Così si faceva alla fine dell'atto della vendemmia ed all'ultimo tralcio di vite si brindava con le seguenti parole: »Naše drago trsje, lepo smo te pobrali, dobro si nam rodilo, da bi Bog dal k letu još i bole ne smemo te ostaviti žednoga, ni gladnoga. Zato te bumo napojili, nahranili i na kraju našom pjesmom razveselili»*

Segue la Festa di San Martino (il 11 novembre), antica usanza popolare della trasformazione del mosto in vino novello. È un altro motivo per la gente di trovarsi e stare insieme u kleti*. Il battista del mosto (oppure vescovo), allora può cantare: Mošte, ja te krstim u vino u ime Bacha, oca vina, u ime Martina , njegova sina i duha od kojeg mošt kuha!*

Si celebra ed in compagnia viene festeggiato il giorno del San Vinko (il 22 gennaio). Nelle vigne si radunano amici, vicini di casa, appendono su un tralcio di vite una coppia di salsicce lunghe e bevono abbondantemente, evocando con quell’atto fertilità ed abbondanza anche per l'anno prossimo.

Lo sviluppo moderno della viticoltura e dell'industria vinicola è legato al lavoro dell'Associazione dei vignaioli e fruttaioli «Lujo Miklaužić» che ogni anno alla fine di maggio allestisce un'esposizione di vini nella quale presenta più di 200 campioni di tutta la Croazia e zone limitrofe. La mostra evidenzia i vini originali,che la rende speciale nell'ambito della Croazia. Avviene nel Castello del Vino a Kutina, che dal 2002 sta diventando sempre di più un nuovo simbolo dell'industria vinicola, e con questo anche parte dell'eredità del lavoro associato dei vignaioli della Moslavina accanto alla vecchia klet* di legno ed enoteca a Voloder.

La vita odierna della Moslavina non si può immaginare senza le Strade del vino, nate nel 1995 dall'iniziativa della Comunità turistica della città di Kutina. Grazie ad esse si promuovono in particolare i vini autoctoni della Moslavina: škrlet, dišeća ranina e moslavac.

Anche l'accoglienza ospitale con pane, formaggio, sale e grappa in diverse occasioni (borghesi e popolari) si è mantenuta fino ai giorni nostri nella zona di Kutina e nella zona più vasta della Moslavina e della Slavonia. Pane dell'ospite (Gostinska pogača), pane treccia (pletenica-svetečna hlebovina), ghirlanda (vijenac) si preparano per le feste della Pasqua e del Natale, ed il regalo indispensabile nel cerimoniale è «kumine košare», che si porta al neonato. 

Oggi la macinatura, i mulini ed i mulini ad acqua non ci sono più sul fiume di Ilova. Sul fiume di Pakra ce ne sono due. Ancora sempre è in funzione il mulino nel centro stesso delle Piljenice, dove si usa ancora sempre l'energia dell'acqua, e poco tempo fa è stato chiuso «Mulino Vaclavek»,posto sotto la protezione del Ministero della Cultura dal 2005, e potenziale museo del lavoro popolare dei mugnai.

La tradizione del carnevale è stata mantenuta nonostante i discorsi informativi a cui partecipavano gli organizzatori nel Kutinsko selo (la Via Radićeva), ed a Kutina è organizzato dalla metà degli anni '90 il “FUK” (Fašnik u Kutini), il Carnevale a Kutina. Le usanze carnevalesche in tutta la Moslavina sono oggi ridotte alle feste solo al martedì grasso con  il culmine alle Ceneri, e abbracciano alcuni segmenti basici: il travestimento e la sfilata dei gruppi mascherati che cacciano via il fatale inverno con delle maschere e chiasso temibili. Nel passato il loro scopo (quello delle „mačkare“) era allontanare le forze malvagie, demoni e malauguri che potevano nuocere all'uomo. Era da sempre importante accontentare le forze sconosciute ed ottenere la loro azione a favore dell'uomo e del suo lavoro. Cantavano e ballavano per una migliore crescita dei semi.  Per la loro fatica e auguri venivano premiati con i doni di cibo e di denaro.
 
MANIFESTAZIONI DELLA CREATIVITÀ POPOLARE
Negli ultimi venticinque anni le canzoni e le danze della Moslavina, come anche quelle degli altri paesi, vengono presentate continuamente nelle rassegne a Kutina, negli autunni di Voloder (dal 1967), negli incontri di Repušnik (dal 1984), ed in altre manifestazioni locali minori. Il grande desiderio per mantenere la tradizione è testimoniato anche dal fatto che già all'inizio del '900 venivano tenute le rassegne la Concordia contadina (Seljačke sloge).

A Kutina, accanto alle rassegne del folklore per gli adulti, vengono organizzate anche le rassegne della creatività folcloristica infantile, ed nell’ organizzazione della Società artistico culturale (KUD) «Ivančice» già il quarto anno di seguito è organizzato il Festival del folklore infantile della Croazia. L'unione cittadina della Società artistico culturali (KUD) della città di Kutina organizza anche la Rassegna dei gruppi di cantanti della Moslavina, a cui partecipano i gruppi di cantanti della Moslavina e di tutta la regione, come anche d’altre parti della zona continentale della Croazia. Lo scopo delle rassegne, degli incontri e delle altre presentazioni del patrimonio materiale e culturale è la valorizzazione dell'arte tradizionale, dell'identità nazionale, della ricchezza e delle diversità della cultura popolare.
 
COSTUME NAZIONALE
I materiali base per la fabbricazione dell'abbigliamento e degli altri indumenti in Moslavina erano lino e canapa, e si usava il filo di lana e di cotone. La loro coltivazione è di tipo simile in tutto il territorio della Moslavina e contiene elementi caratteristici per l'intero territorio pannonico della Croazia.

Con il telaio da tessitore, chiamato razboj, krosna ili tara, venivano fabbricati molti tipi di tela, con fili più leggeri per le occasioni festive e con quelli più duri di lino per i vestiti da lavoro. La tela senza decorazioni si chiamava prostina, e le tele con decorazioni ad un solo, o più colori. Le decorazioni sui tessili venivano eseguiti mediante le tecniche di rovescio tessuto decorativo antico (naopački starinski prijebor) (prebirano, šurcano, z novin, pisanina...) vutlak ili vutlek, u zev ili u zijev, na daščicu ili na paličke.

Il costume nazionale da donna della parte meridionale di Moslavina appartiene al tipo del cosiddetto costume di Posavina. Al tipo più vecchio appartiene la gonna con gli straccali, chiamata rubača s pendelom, insieme con il quale veniva indossato oplećak (la parte anteriore della camicia) dalle maniche larghe ed il grembiule di tela. Durante il secolo scorso si radicò l'indumento composto dalla camicia dalle maniche larghe, abbondantemente decorate – (j)opleće, la gonna – rubača, decorata dal retro con pieghe verticali, e il grembiule chiamato riparo, tenda. Rubače potevano essere innalzate, affinché si potessero vedere le parti decorate della sottana – rubačke, podsukljenjke, kurte.

Le ragazze intrecciavano i capelli in una o due trecce triplici, li legavano alle parti estreme con i nastri di seta - pantlike. Prima dello sposalizio, oppure alle nozze, le ragazze si mettevano sulla testa i diademi abbondantemente decorate, e parte (il segno esterno della ragazza che sta per sposarsi); mentre le donne sposate cambiavano obbligatoriamente la pettinatura, formando i capelli lunghi in crocchia – futa, mettendoci kapicame – poculice, halbice ili mrame – peče.

Le donne, secondo il gusto dell'ambiente e della moda di un certo periodo, con lo scopo di ottenere una determinata larghezza ed aspetto, indossavano sotto la gonna varie e diverse sottane. Per la stessa ragione veniva portato anche un'inserzione – torba, kušak, šunderci, buragi, a forma di corto, densamente pieghettato gonnellino, che veniva cinto attorno alla vita.

Verso metà del XIX secolo le donne cominciano ad indossare la camicetta dalle maniche strette, tagliata sui modelli borghesi, chiamata švabica. Questo tipo di camicetta era più adatta ad essere indossata ed alla condotta dei lavori quotidiani. Nei tempi più freddi, alla parte superiore del corpo, ci si mettevano zobuni senza maniche ed i cappottini corti e brevi: (a)cabajke, rekleci, mandolinke, benke, jaklini, pellicce e sciarpe di lana. 

Con i vestiti festivi, abbondantemente decorati, si portavano i dettagli aggiuntivi, come diversi nastri di broccato a forma di rosa o farfalla – pantleki, podkraluži, filze di diverse perle, di colore rosso e bianco.

Neanche il costume nazionale è rimasto immune agli influssi "borghesi" ed il ruolo molto importante per il suo aspetto odierno ebbero anche le migrazioni dei popoli, che portarono con sé diversi influssi.

Il costume nazionale da uomo fino ai nostri tempi si è in genere preservato nella forma dalla fine del XIX secolo. Questo costume è unico nell'intero paese della Moslavina. È fatto di tela del luogo ed è composto dai pantaloni dai calzoni larghi – mutande, dalla camicia dalle maniche lunghe, per la quale si usa anche il nome rubina, rubača, e dal panciotto chiamato anche lajbec. La testa si copriva con diversi tipi di capelli, e durante l'inverno con i berretti di pelliccia d'agnello. La calzatura tradizionale (da uomo e donna), era composta di fasciature di tela per i piedi (j)obojci a cui si mettevano (j)opanci remenaši di cuoio. Il secondo tipo di calzatura, ma di data più recente, sono opanci (s)kipetnjaci, chiamati anche ćotoši, žuti, saraši, putranci. La gente ha cominciato a portare le scarpe e le calze negli anni 20 del 900.

Alla manifestazione popolare chiamata “l'Autunno di Voloder”, oppure il “Petrovo” a Kutina, in occasione dell'elezione della «Ragazza più originale» («Najoriginalnija sneha»), le portatrici di costumi folcloristici li portano orgogliosamente, spiegano dettagliatamente, da esperte, i nomi di varie parti, le tecniche della fabbricazione dei tessuti e dei ricami, il significato ed i simboli dei colori e degli ornamenti, le particolarità dei diademi, le occasioni in cui vengono indossate ed il valore degli ornamenti e dei gioielli.
 
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